giovedì 3 gennaio 2008

BCN vista da altri

Oggi vi propongo questo articolo. Ho trovato tutto vero, le stesse motivazioni che spingerebbero e spingono molti di noi ragazzi italiani a scegliere di vivere qui:

Non è affatto difficile, dunque, capire perché un ragazzo che esce da scuola con la prospettiva di andare a lavorare da precario (tre mesi meno un giorno, il contratto) in un rettilario a Fiumicino preferisca potendo comprarsi un biglietto Vueling a 39 euro, scendere a BCN e diventare in tre mesi il responsabile delle relazioni esterne di una clinica per la fertilità.

Non è per disprezzo dei boa albini, no. A BCN c'è lavoro. Ce n'è per tutti e c'è anche lavoro qualificato. Benedetta Tagliabue, vedova del celebre architetto Enric Miralles e oggi titolare di un magnifico studio nella città vecchia a due passi dalla statua di Colombo, racconta che al suo arrivo in Spagna, ormai diversi anni fa, andò a bussare in uno studio chiedendo di lavorare. La presero. Ed è ancora così: da lei oggi lavorano moltissimi ragazzi, alcuni dei quali italiani. Magari cominci a fare la commessa da Zara - ma ti muovi, ti muovi. Conosci qualcuno, ti sposti. Cambi. Se sai fare qualcosa ti chiedono di farla, come dovrebbe essere normale.

Citibank chiude gli uffici a Roma e apre a BCN, che vorrà dire? Se sei un artista di strada lì trovi dodici compagnie e un festival del "nuovo circo". Se suoni ci sono le scuole migliori di jazz e di flamenco, se studi economia c'è un'università privata dove danno borse di studio vere, di quelle che ti consentono di vivere. Se scrivi c'è silenzio, se hai voglia di dimenticare ci sono posti che si mangiano i pensieri. È bello intorno a te. Da quando ci sono state le Olimpiadi c'è persino di nuovo il mare: un depuratore al largo, un po' di sabbia vera e pulita ("la spiaggia non è un posacenere, non spegnere qui le cicche", dicono i cartelli), piste ciclabili per arrivarci e la gente che nella pausa pranzo, da aprile a novembre, prende un telo e va sul mare.

Due tapas nel baretto sulla spiaggia, pan con tomate prosciutto e calamari, una birra corretta al succo di limone: sette euro, se scegli il posto giusto. Se fai sport c'è un campo ogni isolato, se vuoi tifare ci sono - calcio, tennis, moto, macchine - i campioni del mondo. E poi, nel piccolissimo, proprio nel dettaglio: i taxi si fermano con una mano in ogni angolo, costano da due euro e quaranta in su per gli spostamenti in centro. I mezzi pubblici - treni e metrò - ti portano dappertutto. C'è sempre il sole, piove due settimane (forse) a febbraio. A Capodanno capita di cenare all'aperto.

Al porto c'è una libreria di romanzi noir dove ti danno anche un piatto di riso - ci passi la serata. A Los Encantes, il mercato dell'usato, arredi casa meglio che da Ikea, e con meno. Le case in affitto costano un terzo che a Roma, un quinto che a Milano. L'aria, sui marciapiedi del centro, profuma di Heno de Pravia, la colonia delle frizioni da bagno con cui si fa toilette la mattina. I marciapiedi sono fatti di mattonelle a fiori, agli angoli c'è sempre una fontana, a ogni incrocio una panchina. Se manca un albero nei filari per strada c'è una targhetta per terra che dice: "lo pianteremo il giorno tale all'ora tale" - uno può anche non crederci, ma l'idea che qualcuno abbia mandato qualcun altro a piantare quella targhetta per terra un po' rassicura sul grado di civiltà del luogo.

Il catalano non è facile, ma si impara in fretta, il castigliano è una musica. Ci sono parole come desencuentro, basterebbe questo. Le corride non si fanno quasi più, praticamente più. La mattina ci si alza un'ora dopo, la sera si va a letto quando si decide di farlo, volendo anche no. Se sei una donna è quasi quasi un pregio. A noi fa ridere, ma in Catalogna hanno concepito le lavatrici che funzionano solo a turno: non può attivarle due volte la stessa mano, una volta lui una volta lei. La Generalitat fa indagini per sapere quanti padri sappiano il numero di scarpe dei propri figli e gli orari di rientro pomeridiano a scuola: censura esplicita per chi non sa.

Lasciamo perdere le leggi per l'uguaglianza di genere, se ne è detto molto. Poi ci sono quelle che ti consentono di fare la tua vita se stai con un uomo, con una donna, con un coetaneo, un vecchio, un bambino. Stratosfera, vista da qui. Qui i leader della sinistra continuano a dire "non faremo come Zapatero", non l'hanno voluto in campagna elettorale perché temevano che facesse l'effetto di Che Guevara a vederlo da vicino. A BCN, ultimamente, il problema principale è stato quello di vietare che la notte chi aveva bisogno facesse pipì per strada. Il sindaco ha pubblicato una lettera sui giornali: "Gentili concittadini, la città è la vostra, è la nostra.

Siete a casa, fate come fareste a casa". Se vuoi comprare un litro di latte o un pacchetto di sigarette ci sono alimentari e bar aperti di notte a meno di un chilometro. Se hai dimenticato le chiavi arriva il fabbro a cambiare la serratura in mezz'ora: venti euro. Se nasce qualcuno fanno una festa, se muore qualcuno fanno una festa più grande. Se vuoi un vestito per il matrimonio ti chiedono di che colore: rosso? verde? D'altra parte abbiamo Almodóvar, loro hanno Moretti. Poi, ovvio: non sono solo rose e fiori. Anche a BCN c'è chi resta indietro, anche lì c'è chi ha molto e chi molto meno.

È una grande città: ha grandi periferie, grandi solitudini, grandi disuguaglianze. Però è più facile vivere dove la pratica è in marcia verso la teoria che ci deve essere un posto per tutti. Dove non c'è un tribunale permanente giudicante sull'altrui moralità. Dove anche la tragedia, se la guardi bene, ha una vena di allegria. Dove il destino è scritto, sì, ma poi ciascuno ci mette qualcosa per scrivere una parte del suo. Si sta più comodi, si sta più dritti. C'è vento, circolano l'aria e i pensieri. Si sta meglio.

Preso da Kataweb, by Catalan4ever

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Be anch'io sono d'accordo questa citta e' troppo bella per essere vera!!! Certo, quello della acqua di colonia sui marciapiedi e' un po' esagerato pero effettivamente BCN e' pulita nonostante i turisti e talvolta i Catalani sporchino.

Gab@BCN

Zia Petunia ha detto...

Quanto ti invidio...

pensierorosa ha detto...

bellissimo; mi è venuta voglia di trasferirmi lì... (e non che in passato non ci abbia mai pensato...)

chicca2007 ha detto...

@Grab
pienamente d'accordo

@zia petunia
e io l'ho fatto apposta! :-)

@pensierorosa
beh ma almeno una visitina la potresti fare...

Anonimo ha detto...

si in effetti l'acqua di colonia sui marcapidi mancava ma il resto è vero...Vale